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Di metafore sportive, da Peter Drucker in poi, il management ne ha esplorate molte. Stavolta però la metafora non richiama il fruscìo del vento sulle vele mentre l’equipaggio esegue la virata all’unisono, o il muoversi dei giocatori sul campo fra schemi studiati e giocate individuali, o la concentrazione e la tenacia del maratoneta esausto all’ultimo chilometro. Marina Capizzi e Ulderico Capucci, come spunto per riflettere sul ruolo dei leader e sui nuovi modelli di governo dell’impresa, hanno proposto a quasi cinquanta numeri uno italiani il paragone con le scalate a quota ottomila. Ne è nata un’indagine approfondita, con il titolo AltaQuota, che sarà presentata il prossimo 28 settembre a Milano, in un convegno presso Assolombarda con la partecipazione di manager e imprenditori che vi hanno partecipato.
La metafora dell’alta quota chiama in causa direttamente il tema della sopravvivenza in condizioni estreme. Una metafora che si addice bene a questi tempi di interminabile crisi, e allude a un salto di qualità nel modo stesso di intendere la responsabilità di chi guida l’impresa. “Tornate vivi, tornate rimanendo amici, arrivate in cima, in questo preciso ordine di importanza” è la famosa regola d’oro di un grande alpinista, Roger Baxter-Jones. Se la metafora funziona, la prima responsabilità di un leader d’impresa oggi sembra essere quella di presidiare la sicurezza e la coesione, con la serenità e il coraggio di chi sa che la discesa è una fase, per quanto indispensabile, e occorrono visione e lungimiranza per progettare già il momento di una nuova salita. Non è poco.

(Pubblicato su Direzione del personale, 162, settembre 2012)

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