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Siamo tutti un po’ come i porcospini di Schopenhauer nelle notti fredde d’inverno?

Ho una vera e propria passione per Elizabeth Gilbert, che forse va persino un po’ al di là dei suoi meriti letterari. Mangia prega ama è una grande storia di cambiamento che incarna in modo quasi perfetto situazioni e stati d’animo che ci accomunano un po’ tutti in questo momento. È un libro che riesce persino a sfiorare il tema della ricerca della verità senza perdere una certa leggerezza. Credo che il suo pregio maggiore sia un certo tipo di sincerità e autenticità. Non so se poi il tutto sia veramente sincero al cento per cento o se ci sia una componente di bella operazione editoriale che “suona sincera”: ma in fondo, a pensarci bene, c’è poca differenza. Forse in questo momento storico le donne sono più brave degli uomini a portare nella scrittura seria una componente più sincera e personale. Martha Nussbaum, una studiosa di ben altro spessore, inizia sempre le sue discussioni su delicate questioni di etica portando casi personali di familiari o conoscenti, cosa che un Rawls non avrebbe fatto.

Le tecnologie oggi ci permettono non solo di leggere i libri, ma di ascoltare e veder parlare gli autori con più facilità, grazie a internet e a youtube, anche se sono autori lontani e stranieri. E questo fa passare degli accenti che magari nell’opera scritta non passano. Mangia prega ama l’ho in parte letto in italiano e in parte ascoltato in audiolibro, in inglese, letto dalla stessa Gilbert, durante un viaggio in treno. E lasciarsi raccontare la storia dalla sua voce (che fra l’altro è una bella voce, una voce molto calda), con tutti quei dettagli che altrimenti si perderebbero (gli accenti, le pause, il modo in cui pronuncia le parole italiane) è un’esperienza del tutto diversa rispetto a leggerla o vederla impersonata da Julia Roberts sullo schermo e, nel caso di un libro autobiografico, è forse il modo più convincente e completo di avvicinarsi a un testo. Di Elizabeth Gilbert ci sono anche, in rete, degli interventi video belli e intelligenti, come questo; su tutti da vedere assolutamente il suo video su TED, Elizabeth Gilbert sul genio.

Vale la pena di vedere Maddalena Crippa che interpreta Gaber, a Milano fino alla fine della prossima settimana (‘E pensare che c’era il pensiero’, Teatro Tieffe Menotti). Se non altro per ripassare un po’ di Gaber, in un testo che sembra scritto oggi e invece è del ’94, quando solo per una sensibilità lucida come la sua tante sfumature potevano già essere “qualcosa che stiamo per capire”. Maddalena dà a Gaber un’energia e una fisicità anche superiori all’originale; anche se la sua voce si presta al teatro più che alla canzone, e alla passione più che all’ironia. Belle, fra le altre, la struggente ‘Il dilemma’ e la teatrale ‘Qualcuno era comunista’ (ma da riguardare assolutamente su YouTube le versioni originali di Gaber). Belli anche gli arrangiamenti e bravo il coro: c’è un bis a cappella che vale da solo lo spettacolo.

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Immagini

Strasbourg 2010

Lipari 2010, Festa di San Bartolo

Dubai, 2009

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